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Tipi non comuni



Tom Hanks non torna sul grande schermo, ma tra le pagine di questa prima raccolta di racconti dal titolo Tipi non comuni edita in Italia da Bompiani nella collana Narratori Stranieri. Gli artisti poliedrici li guardo sempre con un occhio critico, bisogna sempre domandarsi se il talento sia reale o dovuto alla fama. In questo caso, i racconti proposti da Hanks sono gradevoli e senza troppe pretese.

La raccolta è composta da storie di personaggi all’apparenza comuni e banali, ma scavando nella loro intimità emergono momenti di unicità. Sono uomini, donne e bambini che vivono in un’America forse troppo impegnata nel progresso, dimenticando così il passato: c’è un giovane attore esordiente abbagliato dalle luci di Hollywood; ci sono padre e figlio sulla spiaggia di Marte, divisi da una tavola da surf; una donna divorziata prende in mano la sua vita, e attraverso dei suoni ha delle visioni sul suo futuro; una ragazza cerca di arrivare a Broadway cambiando identità; un bambino scrive una lettera d’amore alla madre; una donna vuole lasciare una traccia nel tempo tramite la macchina da scrivere; infine, un bulgaro approda a New York.

In tre di questi racconti troviamo alcuni personaggi che faranno ritorno in storie successive, tra avventure amorose, surreali e sportive: Tre settimane estenuanti, Alan Bean più quattro e Steve Wong è perfetto. E tutti cercano – spesso in maniera ironica – di vivere pienamente la vita.

In queste storie c’è il desiderio di rievocare la storia, e lo troviamo in due racconti particolarmente nostalgici: Vigilia di Natale 1953, dove due reduci di guerra sono uniti dal filo del telefono, divisi dalla vita ma condividono le mutilazioni nel corpo e nell’anima; Per noi il passato è importante, invece, è ambientato in un futuro remoto, dove il protagonista spende i suoi soldi per tornare nel 1939, all’Esposizione Universale di New York. E alla ricerca di una felicità che non può avere lieto fine.

Una menzione particolare va al racconto Restate con noi, scritto come se fosse una sceneggiatura pronta per il primo ciack.

La rubrica Oggi in città di Hank Fiset offre un interludio tra i racconti, con l’impressione di leggere gli articoli di un giornalista. Questi trafiletti descrivono la vita di un uomo che si confronta con l’avvento della tecnologia, che che può togliere la tangibilità del giornalismo: la possibilità di sfogliare le pagine d’inchiostro per leggere un articolo o di produrlo attraverso i suoni della macchina da scrivere; crea una guida della città di New York, paragonando il vecchio e il nuovo; ripercorre i ricordi che lo hanno portato a diventare un giornalista attraverso una macchina da scrivere trovata in un mercatino; oppure espone con un filo di ironia la sua dipendenza da caffè, facendo la conoscenza di una donna in un locale, che propone la sua abilità da dattilografa.

Gli spaccati di vita di Hank Fiset ci fanno pensare un po’ ai ricordi dello stesso autore, con una punta di feticismo per le macchine da scrivere. Viene da pensare che il senso di nostalgia e il filo di humour che percorrono tutti i racconti, siano parte integrante del suo vissuto. Il ritmo di queste storie viene scandito da «il chonk-chonkka della battitura e il ba-ding del campanello, il krank del carrello che tornava indietro, lo shripp della copia strappata via dal rullo».

Infatti, in ogni racconto troviamo la presenza di una macchina da scrivere, che viene utilizzata, messa in mostra o semplicemente ricordata da uno dei personaggi. Non solo come oggetto obsoleto, ma come parte integrate della vita di un individuo.

A noi lettori viene da domandarci non solo quale utilizzo possano trovare oggi le macchine da scrivere, ma anche se in fondo ne abbiamo veramente bisogno. Forse sì, perché con le tecnologie che abbiamo a disposizione, non solo l’uomo ha perso un po’ di utilità, ma ha anche perso il gusto di usare le mani, di creare qualcosa che non sia distante dai propri sensi, come appunto un foglio battuto a macchina con inchiostro nero.


Consiglio di lettura: se vi piacciono i mercatini dell’usato o siete dei collezionisti nostalgici ma non avete una macchina da scrivere, consiglio di andare a cercarne una. E poi fate una bella maratona di film di Tom Hanks, tra i miei preferiti, suggerisco: Philadelphia, Forrest Gump, Salvate il soldato Ryan e C’è posta per te. Buona lettura e buona visione!


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