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Racconti dal Mississippi



Hamlin Garland nasce a West Salem (Wisconsin) il 14 settembre del 1860. L’autore trascorre gran parte della sua giovinezza tra le fattorie del Midwest fino al trasferimento nella città di Boston, avvenuto nel 1884, carico di speranze e pronto per cominciare la sua carriera di scrittore. Garland raggiunge il successo sette anni dopo la partenza grazie a Six Mississippi Valley Stories (tradotto Racconti dal Mississippi) e nel 1922 vince il Premio Pulitzer grazie al romanzo A Daughter of the Middle Border.

Per alcuni, Garland rappresenta il Dante Alighieri americano; l’autore riesce, con grande maestria, a raccontare la povertà e la tenacia dei contadini del Midwest, descrivendo il duro lavoro nelle fattorie e quella che era la vita di una cospicua fetta d’America nell’ormai lontana seconda metà dell‘800.

Nel 2017, Racconti dal Mississippi approda in Italia grazie a D Editore, che ci propone le sei storie contenute nella fortunata raccolta di Garland, portando il lettore nel cuore del Midwest attraverso mastodontiche descrizioni di paesaggi che fanno da scenario alla stentata vita dei personaggi.

Racconti dal Mississippi fa parte della collana Strade Maestre, diretta da Valerio Valentini.

Qualche tempo fa, noi di Reader For Blind pubblicammo Una strada secondaria, sesto e ultimo racconto della raccolta come quarta tappa del The Mississippi Blogtour, e un approfondimento dove Emmanuele Jonathan Pilia – direttore editoriale di D Editore – ci racconta la storia editoriale di Racconti dal Mississippi.

Vi siete mai chiesti come fosse la vita di uomini e donne nel Midwest verso la fine dell’800?

Hamlin Garland ce ne descrive la desolazione in questo capolavoro americano che in Italia, prima di oggi, non fu valorizzato a dovere. In questi racconti, l’autore ci offre la possibilità di analizzare le sue idee politiche; idee politiche sicuramente all’avanguardia per quel tempo (tra le tante, la lotta per i diritti delle donne e l’abominio del lavoro minorile), mettendosi a nudo e facendo trasparire la sua vicinanza alle teorie politiche europee.

Garland non tenta, attraverso queste storie, di riconoscere ai propri personaggi un decoro che non gli appartiene: i protagonisti sono giovani che sembrano vecchi, con problemi nella comunicazione, i capelli grigi e gli occhi spenti; sono persone dalle schiene ricurve, stanche, prosciugate.

Garland utilizza uno stile che oggi ci sembra comune – ma innovativo per l’epoca – e ci racconta le storie di uomini e donne che non vivono, ma sopravvivono; di uomini e donne che non ce l’hanno fatta e vanno avanti come possono.

Il racconto che apre la raccolta, Una storia dal Wisconsin, narra del ricongiungimento di una famiglia: Howard torna nella fattoria dove è cresciuto, dove viveva prima di trovare il successo altrove. Dopo anni di lontananza, il protagonista torna finalmente a casa, ma quello che avrebbe dovuto essere un giorno di gioia, diventa immediatamente l’occasione attraverso la quale emergono sentimenti come il risentimento, l’amarezza, la rabbia.

«Andò su e giù infuriato per la stanza, il cuore colmo di una tremenda avversione e di odio per suo fratello e per quella casa. Ricordava la gioia affettuosa del ritorno fra i suoi con una specie di autocommiserazione e disgusto. Questa era l’accoglienza.

Andò a letto, dove non fece che rigirassi nel duro materasso di paglia in quella che era la camera migliore, piccola e senz’aria.»

Nel quinto racconto, Il viaggio della signora Ripley, troviamo una donna che non si ricongiunge alla propria famiglia dal giorno del suo matrimonio, anni prima. La signora lavora duramente, ogni giorno, nella fattoria del marito, e soffre pensando alla propria famiglia. Le pretese di poter far visita ai suoi sono vane, perché lei e il marito sono poveri e non possono permettersi il biglietto per il viaggio.

«Erano soli adesso, ambedue in attesa. “Sembri pensare, nonna, che io non voglia la tua partenza. “Be’, sembrerebbe che tu non ti sia dato troppo da fare per aiutarmi a partire”. Lui soffriva, sentendo di subire un torto. “Ecco, se lo desideri vorrei che andassi, come vorrei venire con te, ma se non ho soldi non vedo come posso mandarti…” “Non voglio che tu te ne preoccupi. Nessuno te l’ha chiesto Ethan Ripley. Se avessi tutto quello che mi sono guadagnata da quando siamo venuti in questa fattoria, ne avrei abbastanza per arrivare fino a Gerico”. “Hai avuto tanto quanto ho avuto io”, rispose lui calmo. “Tu parli di tornartene là. Credi che non abbia desiderato farlo anch’io? E non me ne sono stato zitto e buono, vedendo che era inutile sognare? Mi pare di aver lavorato sodo tanto quanto te, col tempo cattivo, col fango e col sole, se vogliamo discutere».

In questi sei racconti è presente un enorme senso di insoddisfazione, raccontato con estrema sensibilità da parte dell’autore, dove le descrizioni naturali dei meravigliosi paesaggi e la decadente vita dei personaggi s’incontrano, trovando un equilibrio esauriente, calzante, minuzioso che rappresenta in questo libro la chiave di lettura tra meraviglia e degrado; grazie a Racconti dal Mississippi, grazie a Hamlin Garland e grazie a D Editore, queste vite, questa parte di America di fine ‘800, non verrà dimenticata.

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