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Parlare non è un rimedio



Se Carver fosse ancora tra noi sono certa che leggerebbe questi racconti con il suo sguardo dagli occhi strizzati, grattandosi leggermente la testa.

Poi sorriderebbe e direbbe, con la testa che ondeggia: “Oh, very good!”

Andrebbe così, ne sono certa.

Perché è questo che si prova dopo aver letto i racconti di Parlare non è un rimedio – ultima raccolta di racconti di Valerio Valentini usciti nel maggio del 2018 per D Editore – che fanno sentire al lettore freddo e caldo, brividi di attesa e bisogno di essere rassicurati. Questi racconti contengono un seme di storie carveriane, ma sono anche altro. Sono le storie che capitano a persone normali, quelle il cui sudore ti sfiora in metropolitana e hanno vite nascoste, e affanni e amore. Sono vivi. Fanno quello che facciamo tutti: tentare di tenere duro, di aggrapparsi alle pagliuzze quando tutto si fa ronzio caotico e rifiuto netto da parte di chi un giorno ha detto di amarci. Poi c'è chi fugge. Chi cambia idea su un amore, così, di punto in bianco. Non sappiamo il motivo.

Sappiamo che succede, come nel folgorante, meraviglioso racconto che dà il titolo al libro.

Una coppia si disgrega tra le nostre dita. Lei ce la immaginiamo bella, con lo sguardo verde e lontano, di chi già vede il suo futuro in un altro posto. Lui vuole parlare. Ma lei dice, seria, sincera: «parlare non è un rimedio, non lo è mai». Che vuoi dire, a chi non sopporta più di stare nel tuo pezzetto di muro? Nessuna combinazione di parole è una scialuppa che possa servire a salvare un amore da un naufragio. Li seguiamo nel loro sfogo di corpi e per un attimo tiriamo il fiato: allora, anche senza parole, qualcosa è successo. Sì, ma l'amore carnale non necessariamente significa qualcosa di più di un'azione destinata a non lasciare traccia, anche tra marito e moglie.

Siamo tutti soli, alla fine, travolti dalla solitudine delle cose finite, come nel primo racconto, l'amore ci farà a pezzi, che vede l'azione parallela di una ragazza che si prepara a sposarsi e il suo ex, alle prese con un rapporto con due prostitute. Alla luce bianca, accecante, del vestito da sposa fa da contraltare un letto anonimo, rumoroso, spiacevole. Gli effluvi di corpi sbadati, sbadiglianti. Annoiati.

Poi ci sono uomini indeboliti dalla mancanza di alternative, che fanno vacanze asfissianti in comitive organizzate dalle loro compagne, perché non trovano motivi sufficienti per dire di no. Tutto scorre liquido, come tempo su un calendario, dove anche i gesti più semplici sono appesantiti dal caldo, dall'afa che soffoca ogni ribellione. Coppie che conosciamo e che vediamo.

C'è un ragazzo inquieto che non riesce a dormire, che risponde a un annuncio di una persona insonne come lui. Il contatto tra i corpi non è passione, non è furioso, è anzi un ritrarsi gentile per paura di rovinare l'equilibrio miracoloso di una cosa, brillante e prodigiosa, che sfugge alle classificazioni.

Che cos'è allora l'amore? I protagonisti del racconto Mimesi, se lo chiedono. Mimesi è una parola greca che significa imitazione, usata moltissimo da Platone nella sua ricerca della Verità. Nel tentativo di darsi una risposta, i due amici rispolverano concetti filosofici sull'essenza e sul bisogno di identificazione, sull'energia fisica e mentale messa in campo nelle relazioni.

Eppure, l'amore non è una gara a trovare la risposta giusta, tanto che spesso quello che ci piace è la nostra idea dell'amore piuttosto che un reale bisogno dell'altro.

Sguardi impietosi, rubati alle nostre vite disgregate, alle nostre contraddizioni, alla nostra pelle ferita, nascosta sotto strati di vestiti.

E quindi cos'è l'amore? Azione, passione, trasalimento? Cambiare rotta, cambiare direzione quando la vita che fai ti imprigiona. «La forza che dal verde stelo fa sbocciare il fiore», come ricorda un verso di Dylan Thomas. Un sommovimento, a volte incontrollabile, che rende le nostre vite belle.

Di sicuro non è una risposta, ma un tentativo di vedere luce, toccare ed essere toccati, restare integri.

A chi me lo chiede dico che l'amore è camminare sollevati da terra, con le viscere in fiamme, e purtroppo, capita che duri solo un momento. Per questo quando trovo libri che parlano di frammenti di vita non posso far altro che amarli. E leggerli. E rileggerli. Grata a chi scrive storie che potrebbero essere la mia.

Si alza e si veste senza fare rumore. Poi va in cucina, si versa una tazza di caffè freddo dalla moka e osserva la credenza. La farfalla è ancora lì, con le ali dischiuse sembra un fiore colorato. Lei la guarda, sorride, poi prende il giornale arrotolato e lo schiaccia sullo sportello.

Una macchia grigia rimane sulla credenza.

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