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Corpus Christi



Corpus Christi, di Bret Anthony Johnston, esce nel 2018 per la collana Stile Libero di Einaudi.

Racconti sorprendenti, crudeli, delicati, vivi. Storie di famiglie sgretolate o sul punto di spezzarsi, tradimenti taciuti ed esposti. Speranze di rivedere vecchi amori e di ritrovare l'innocenza di quando il tempo non era una discesa verso la morte, ma l'attesa tra un incontro e l'altro.

Sono tutte storie ambientate nell'America negli anni ‘80 (si capisce dal fatto che non c'è nessun divieto di fumare nei ristoranti e non ci sono cellulari, né internet), prima della crisi, prima che il sogno americano disvelasse il ventre molle delle truffe in borsa e della sfrenata finanza senza regole. La vita inizia e finisce a Corpus Christi, un comune del Texas; un luogo abituato a nascondere sconfitte e vite ai margini.

I protagonisti appartengono quasi tutti alla piccola borghesia, quando non al proletariato, e sono colti nell'attimo in cui vivono eventi che li porteranno verso un cambiamento. Non sappiamo cosa succederà nelle loro nuove vite, noi lettori possiamo solo augurare loro tutto il bene possibile, pregando silenziosamente che il peggio sia passato. Gli interpreti delle storie hanno i volti dei nostri genitori, le loro piccole ingenue speranze. Nessuno di loro vuole essere un artista o coltiva sogni di gloria delusi. Sono solo dei semplicissimi esseri umani, che non chiedono altro che di camminare sul lato luminoso della strada, trovare qualcuno ad attenderli, a fargli compagnia durante la cena, e nel dispiegarsi delle lenzuola pulite a letto. Sono leali alle loro promesse, al loro modo integro di essere soltanto quello che sono, anche nella disperazione più estrema, nella perdita, nel godere di piccole tregue, quelle che rendono una giornata diversa dalle altre.

C'è la storia drammatica di chi ha perso un figlio, e la perdita è diventata una stanza vuota, talmente potente da frantumare l'amore. Perché quando si è una famiglia felice e poi l'equilibrio si spezza non si ha più la forza di aggrapparsi all'altro come ci si aggrappa a una corda. Chi amavamo è diventato un doloroso totem che ci ricorda quello che non potrà mai più essere. Allora sembra più naturale scappare via e provare a trovare altre forme d'affetto. Li rivediamo agli inizi. Innamorati.

Erano insieme da qualche mese quando lui comprò la casa di Shamrock Street dove viveva in affitto già da un po'. Lei vi si trasferì, riempì le stanze dei suoi costosi shampoo al miele e appese in giro vasi di edera e foto stampate su carta opaca. Ogni domenica prendevano la macchina e andavano a mangiare in un ristorante all'aperto sulla laguna madre: cestini di gamberetti e focaccine di farina di mais. Una sera lei gli disse: “Portatemi via tutto, ma lasciatemi l'Estasi”. Nora parlò a voce talmente bassa e calma che a Sonny il cuore si fermò nel petto. Le chiese: “Significa che vuoi un'altra birra?”

“Significa che voglio sposarti.”

Il vento sollevò delicatamente un lembo della tovaglia a quadretti rossi dal tavolo ad assicelle e subito lo lasciò ricadere, le onde sciaguattavano pesanti contro i piloni, l'odore di pastella, di pesce e di legno di cedro schizzato di acqua salata, quella sensazione divina di calore nel petto, simile a un raggio di luce che si rifrangeva attraverso un gioiello.

Le storie di famiglia sono sempre e solo famiglie a tre: una madre, un padre, un figlio. Spesso il figlio è un bambino o un adolescente, complice o spettatore di un momento di ribellione o criminale del padre. La madre a tratti interviene nella storia, come nel caso di Lee e Minnie (una madre che affronta il cancro e il figlio che sospende la sua vita per starle vicino), a volte è solo una spettatrice fragile, esclusa dal rapporto padre-figlio.

La luminosità desolata di queste storie è potente, brilla di una luce destinata a essere ricordata.

Era stanca e voleva solo che Lee le stesse seduto accanto mentre si addormentava. Proprio come tutti noi, era questo ciò che desiderava: qualcuno che vegliasse su di lei, qualcuno che le assicurasse, mentendo, che non c'era nulla da temere, qualcuno sempre presente, che le dicesse sempre, sempre: “non ti preoccupare, ci sono qui io.”

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