• Reader for Blind

Silicon Death Valley



Sei donna e vuoi programmare alla Silicon? Scopa.

Vuoi guadagnare quasi quanto un uomo? Scopa.

Hai un’idea brillante e vuoi proporla a una grande azienda dell’hi-tech? Sai cosa fare.

Due giorni fa sono stata a un festino della LtMinX, su invito di uno degli amministratori delegati principali. L’invito mi è stato inoltrato su Facebook da una mia amica, e così siamo andate insieme.

Il ragazzo all’ingresso ci fa entrare, ma non prima di aver dato un’occhiata ai nostri vestiti. Porto dei tacchi molto alti, un tubino nero. Ho preso un mascara più intenso di quello che avevo prima. Il rossetto vira verso il violetto. L’ombretto è fra l’azzurro e il verde. Ho fatto la ceretta questa mattina.

Senza dubbio gli piaccio. Senza dubbio non avrebbe rimorsi nello scoparmi e non vedermi mai più.

Appena entrate posiamo i cappotti e ci viene offerto da bere. Prendo un cosmopolitan perché mi è stato detto che all’amministratore piace sentire il sapore di mirtillo sulle labbra. Ho le labbra sottili ma penso abbiano un bel taglio. Sono solo due anni che ho cominciato a fissarmi con il mio aspetto. Prima dovevo solo studiare.

C’è musica elettronica molto alta. Nel salotto c’è un dj alla consolle con una maschera piena di numeri sopra. La maggior parte della gente sta con il telefono in mano, gli occhiali o il viso illuminati di azzurro. Sul divano ci sono delle ragazze che ridono. Davanti a loro sul tavolino ci sono delle strisce di coca.

Linee di codice. Linee di coca. È uguale.

Perdo la mia amica. In un angolo illuminato di blu c’è una coppia che limona. Le luci blu e bianche mi abbagliano, illuminandomi gli occhi come in una casa degli orrori. Un gruppo di ragazzi chiacchiera in piedi sul tappeto persiano. Uno si tiene le mani in tasca e mi guarda.

Sul tavolo della cucina due ragazze in topless stanno ballando davanti a sei uomini in giacca e cravatta. Uno di loro si passa la lingua sulle labbra. Un altro ha gli occhiali così spessi che potrebbe essere cieco, ma sta toccando la caviglia a una delle due.

Sono chiaramente più fiche di me e mi sale il panico. Fanculo alla Stanford, verranno da lì.

Appare un ragazzo molto giovane. Sorride ma sembra più che ghigni. Mi offre ancora da bere.

C’è un sottile godimento nel lasciarsi andare. Nello scoprire di essere merce di scambio e accettarlo. È come lasciare andare la presa. Mollare.

Il ragazzo mi porta in salotto. Ride e fa battute. Mi scosta una ciocca. Mi fa sedere sulle sue gambe come un paparino. Glielo sento duro sotto i pantaloni che devono essere di Valentino.

Si comincia.

Bevo e mi guardo attorno. Immagino tutti fatti di plastica e mi sembra plausibile. A ritmo di musica elettronica mi lascio infilare la lingua in bocca. Sa solo di alcol, è stranamente fredda, come se avesse mangiato del ghiaccio.

Lo step numero uno non è granché, si tratta solo di dimostrarsi disponibile. Mi lascio posare della coca sulla pancia e sento solletico mentre qualcuno la sniffa.

Mi incammino verso il buffet. La mia amica mi si avvicina con delle pastiglie di ecstasy. Sopra hanno il marchio della LtMinX, dietro uno smile.

Facciamolo. Step 2.

Mangio una tartina al caviale. Vicino c’è la sala fumatori, dove una cappa densa di fumo avvolge due volti distorti dal sesso. Lei è come paralizzata, ha gli occhi chiusi e le tremano solo un po’ le labbra rosse. Mi accorgo che vicino alla coppia, nel fumo blu, c’è un ragazzo al pc. Sugli occhiali gli scorrono riflessi numeri e lettere.

Ci saranno almeno cinquanta persone al piano terra. Chissà di sopra cosa sta succedendo.

La musica cambia, le luci si fanno più rapide e di colori più accesi. Rosso e viola.

Un gruppo di signori ride. Avranno almeno sessantacinque anni l’uno. Il più grasso ha vicino una ragazzina che avrà ventidue anni. Parlano di una start-up. La ragazzina mostra dei fascicoli di carta agli altri, come se stesse davvero vendendo la sua idea.

Stai vendendo te stessa, carina.

Mi ricordo la mia prima start-up. Riguardava i Bit-Coin. Per trovare un investitore la mia socia ha dovuto fare i salti mortali. Intendo fra le coperte. Il tizio voleva che lo facessero sotto cocaina, non so come mai. Da queste parti sono tutti fissati con quella, dicono aiuti a lavorare più in fretta.

La mia pelle è bianca e i miei occhi sono lucidi allo specchio. Quasi mi pare un corpo irreale. Così viola che quasi esplode. Così utile che quasi me ne innamoro. Tutti pensano che faccia schifo farlo con qualcuno che non ti piace, ma il fatto è che lo stai facendo unicamente per un altro scopo. È come farlo con il tuo sogno. Fra le mani che ti strizzano le tette senti anche il potere di realizzarlo. Ti ecciti. Va anche bene così.

Mia mamma era fiera dei miei voti in matematica. Ho frequentato Harvard. I soldi però dopo un po’ finiscono.

Silicon Death Valley mio amore mio odio mia valle della morte mia alcova di sogni perduti in un bagno di droghe, saprai sorprendermi di nuovo? Saprai alzare il mio corpo in volo nel tramonto fra gli stabilimenti dandomi una piccola soddisfazione?

I dialoghi più profondi li ho con il mio computer attualmente.

Mi sposto in un’altra sala. Due ragazze scopano su una poltrona in ombra. L’amministratore le guarda con occhi gelidi. Poi ride. Anche loro ridono. Vicino c’è un tavolo tondo dove dei ragazzi fanno a gara di shot di tequila. Il sale è sparso ovunque, i loro piedi ci scivolano sopra quasi pattinando.

Quello che penso è che scopare sia un investimento. Una quota in borsa che ti entra dentro. Alla fin fine puoi sbagliare oppure no, l’importante è diversificare.

Mi faccio l’amministratore in camera sua. L’aria odora di un profumo costoso. Il suo alito sa di mentine e di alcol e di altre ragazze. Di sotto la musica continua ovattata, la luce del comodino si riflette sulle finestre e mi accorgo mentre viene che fuori piove.

Piove sulla mia valle adorata. Piove sulla mia pancia ancora sporca di cocaina. Sulle sale da riunione con le pareti in vetro. Sull’innovazione. Sulla tecnologia dell’informazione. Sui venture capital. Sui portaborse. Sugli architetti. Piove anche su casa mia, dove il computer lavora e lavora creando castelli di carta e di numeri. Castelli inutili senza un re. Piove ovunque e sembra giorno. Sembra che tutto si illumini. Che tutto sia connesso. Che tutti i partecipanti a questo party siano belli, simpatici, carini. Anche il tipo che entra per sbaglio mentre il manager si toglie il preservativo. Carino, dolce. Sembra che i ragazzetti che ho visto nel corridoio tutti in tiro possano essere davvero persone. Che ci sia davvero sviluppo in questa valle. Che ogni cosa voglia dire quello che sembra, comprese le azioni, i capitali, i manager.

Che tutto questo sia solo divertimento.

Finito di scopare ricordo invece che dietro tutto quanto ci sono solo tre cose: potere, soldi, sesso. L’origine, lo strumento, lo scopo. Il resto appare come morto. Come se stesse fuori ad aspettare, ucciso da una visione troppo scioccante.

L’amore? Aspetta paziente.

La bellezza? Aspetta.

La meritocrazia? Aspetta pure lei, battendo il piede destro.

L’orgoglio? Aspetta assieme alla dignità, chiacchierando.

La paura? Se ne è ormai andata, stanca di tentare di intervenire per salvarmi.

Sì, perché se urlassi terrorizzata graffiando le pareti forse tutti si fermerebbero almeno per un attimo.

Non so se nuda sono bella. So che a lui piaccio. Non ho un ragazzo, aspetto, forse poi.

Torno di sotto. L’ecstasy mi riempie ancora di calore e mi rilassa il volto e le braccia. Vorrei strofinarmi contro un paio di ragazze che incontro vestite di pailettes. La luce che riflettono mi fa sorridere.

Il manager mi ha dato appuntamento da lui per lunedì. Gli parlerò delle mie idee guardandolo negli occhi e lui mi guarderà come se non mi avesse leccato ogni parte del corpo due notti prima. Affermerà persino di trovare qualcosa di speciale in me, che le mie referenze erano più che giustificate, che ho un futuro con loro.

Vedo degli arcobaleni in giro. Mi gira la testa per il bere. Mangio un paio di olive e delle tartine al burro. Attorno a me tutto continua come prima. C’è chi balla, chi scopa, chi parla, chi ride.

Tutto allo stesso livello. Tutto sullo stesso pavimento, sulle stesse poltrone.

E immagino la valle come un nido dove chissà quante di noi hanno vagato speranzose di un contratto, speranzose che gli studi portino a qualcosa, che la matematica continui a funzionare, sdraiate o sedute in migliaia di letti, a contatto con milioni di lenzuola diverse, in date diverse, a dare amore e soddisfazione a chi non ne ha, a lasciarsi comprare come schiave, e mi commuovo come fossi una bambina.

Un ragazzo lo nota. Illuminato da strobo si avvicina. Cravatta rossa e gemelli argentati. Capelli corti, viso intrigante. Mi prende le mani. Mi dice che qui bisogna divertirsi. Mi accompagna fuori sotto la pioggia prestandomi la giacca per ripararmi dalle gocce fredde. Mi sorride ed è come se fossimo usciti davvero dal mondo, come se lui fosse sopra un cavallo bianco e mi premesse con lo sguardo sulle palpebre sussurrando: “è il nostro momento. Il tuo momento”.

Poi mi offre della coca e torniamo dentro.

È l’assistente di uno dei maggiori investitori della LtMinX. Mi sento in dovere di scoparmi anche lui ma la coca mi fa uno strano effetto e quindi mi fanno stendere su un divano.

Da questa prospettiva, i volti in controluce con i bicchieri in mano, posso quasi tornare a capire se sto bene o se sto male.

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