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Feste in lacrime



Feste in lacrime (Add editore, 2018) è la raccolta di racconti del thailandese Prabda Yoon, figura di spicco del panorama culturale del suo Paese e molto attivo anche sulla scena internazionale, ad esempio attraverso i viaggi negli Stati Uniti e il recente tour italiano che lo ha visto impegnato, assieme all'editore, nella presentazione di questo suo primo libro tradotto nella nostra lingua.

La copertina, che è stata inserita tra le più belle del 2018 dalla classifica de Il Post, ci traslittera immediatamente in un mondo lontano e diversissimo, introducendoci in maniera grafico-cromatica alla quasi spiazzante varietà di voci, colori, nomi e vite che potremo incontrare addentrandoci nella lettura.


Il primo racconto dà il titolo alla raccolta, gettando le basi per una possibile interpretazione del tono generale: il tragicomico, declinato in varie sfumature, è molto presente. La dissonanza anche, una certa punta di surreale, che rimane dietro l'angolo di una narrazione per lo più pulita e misurata, per poi prendere corpo sulla pagina – in un continuo gioco tra conosciuto e non conosciuto – tra "riscontrabile" e "strampalato". Nelle feste in lacrime, per esempio, un gruppo di amici si ritrova sempre nello stesso appartamento per mangiare peperoncini piccanti sino a procurarsi il pianto, ma l'elemento di sintesi non è il tragico, a favore di una consistente presenza dell'assurdo.

In Penna tra parentesi invece si ripercorre nello spazio della caduta di un foglio di carta tutta la storia di un ragazzo e del rapporto con i suoi nonni, tirando in causa anche un'implicita autocritica a ciò che il bambino di un tempo è diventato con l'inserimento nel mondo del lavoro:

Di giorno in giorno, a scuola, era una continua caccia al concept. Se non ne trovavano, pazienza. L'incapacità di trovare un concept era un concept, in fondo, e allora perché sprecare tempo ed energie per scovarne uno?

L'autore, che si muove spesso anche su un piano di scherzo grafico, riesce a inserire quello che in realtà è il corpo del racconto in una parentesi, quasi fosse una chilometrica digressione, tolta la quale... non c'è più nulla.

Simile per carattere è Miss Spazio, dove un importuno passeggero di autobus si incanta a spiare l'eccessiva spaziatura che una ragazza pone tra una parola e l'altra nello scrivere sul proprio diario durante il tragitto: qui lo sbilanciamento è tra la quantità di parole – non richieste – pronunciate dal personaggio maschile, che si lancia addirittura in una teoria freudiana sulla calligrafia di lei – e l'effettiva non reciprocità del loro dialogo.

In Ei Ploang, il più emblematico della raccolta, si discute di bene e male, e viene sfiorato qualcosa di non del tutto terreno o spiegabile. «Avevo la sensazione che emettesse un'aura, la irradiava come se fosse al centro dell'universo. L'aura ti sconsigliava di avvicinarlo, per paura che un meteorite ti colpisse», può dire il protagonista, una persona comune che si reca al parco pubblico per fare esercizio, dello strano individuo che vi incontra.

Il personaggio in questione, Ei Ploang, sta seduto su una panchina del parco a osservare la gente, nessuno l'ha mai visto arrivare e nessuno l'ha mai visto andare via. Sta lì e accentra su di sé suggestioni letterarie che trascendono la Thailandia, contenendo dell'oscuro, del filosofico e un certo sentore di onnipotenza divina più virata verso il nero – un Woland da Maestro e Margherita – che verso l'altissimo. E infatti difende il male:

Il male insegna a smettere di farsi ossessionare dalle superstizioni. Ci insegna che dobbiamo imparare a vivere a fondo qui, su questa terra. Anche se poi sei condannato al calderone dell'inferno o ad arrampicarti nudo sull'albero spinoso degli adulteri, lo farai in compagnia dei tuoi colleghi peccatori". Però conclude, spezzando l'aura di eterno: "Non è molto diverso da un campo-scuola estivo!

C'è spazio poi per la politica, come in Sonno vigile, o per tematiche più delicate e legate alla sfera familiare ed educativa come in Neve per la mamma, dove si tocca l'argomento dei figli non autosufficienti. Simile a un articolo giornalistico è Scomparsa di una vampira a Pattaya, mentre sperimentatore e visionario Qualcosa nell'aria.

L'altra vera punta della raccolta è Diario di una scolara, con la sua immedesimazione in una tenerissima bambina alle prese con grossi interrogativi di natura scolastico-esistenziale.

Mettiamo che papà è uno, più un altro, che è mamma. Ovviamente fa tre, perché quando si sono uniti loro sono nata io, e facciamo tre. In più, mettiamo che l'unione di mamma e papà non finisca qui. Se mi arriva un fratellino, fa quattro. E se al mio fratellino arriva un fratellino, fanno cinque. Mettiamo che uno è una tigre e un altro un coniglio. Se li metti insieme, la tigre mangia il coniglio e ne rimane uno. Mettiamo che uno è mercurio, e ci aggiungi mercurio: mercurio più mercurio fa un sacco di mercurio, cioè di nuovo uno. Tong-Jai non cpisce il numero due.

C'è spazio insomma per una gran quantità di input, sia a livello di trovate, che di argomenti, che di registri stilistici. Se Prabda Yoon mostra un alto grado di padroneggiamento delle tecniche narrative e delle forme espressive, non risparmia d'altro canto neanche sé stesso, nel suo racconto espressamente meta-narrativo e secondo me atto a diventarne un po' il saggio di bravura: in Marut davanti al mare un personaggio riottoso e anti-Prabda tenta una ribellione verso il suo ideatore, salvo poi ritrovarsi felicemente e senza memoria costretto dalla ferrea legge della creazione letteraria, precisamente nel ruolo che gli è stato assegnato.

Oltre al pregio dei disegni che corredano la raccolta, un motivo per leggere Feste in lacrime potrebbe essere proprio la sua capacità di farsi vettore di un'altra cultura, e non in modo didattico, ma a tradimento, mettendoci di fronte figure come "un certo famigerato fantasma thailandese, la donna che perse un lime in cantina ed era troppo pigra per correre giù a prenderlo", o aprendoci attraverso la lettura di storie spiragli su abitudini, relazioni sociali, addirittura impostazioni di mentalità completamente diverse.

"La rapida modernizzazione pose le basi tanto per l'iper-nostalgia quanto per l'iper-curiosità verso il nuovo, impulsi che spesso convivono nei giovani personaggi-narratori di Prabda", dice in nota la traduttrice dal thailandese: ed è questo in fondo un altro motivo di interesse per un progetto letterario simile, la facoltà di rendere universale ciò che è periferico, e viceversa.


Teodora Dominici si occupa di recensioni librarie, interviste agli autori e articoli di promozione culturale per alcune testate cartacee e online, tra cui Rivista Flanerì. Nonostante la forte attrazione per la scrittura, continua a leggere molto di più di quanto non scriva.

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