• Reader for Blind

Asma


di Daniele Capaccio

Alle ragazze piace quando racconto le volte in cui ho rischiato di morire. È uno dei miei argomenti migliori per rimorchiare. Perché ho rischiato di morire circa cinque o sei volte dal giorno della mia nascita. Mi hanno investito due volte, ho avuto incidenti clamorosi da cui sono uscito senza un graffio, ma la cosa che più s’è avvicinata ad ammazzarmi è stata una malattia.

Asma.

Il primo sentimento cosciente che ho provato nella mia vita è stato odio nei confronti della macchina per l’aerosol e il suono che faceva negli anni ottanta; non so se oggi sia lo stesso. Magari l’hanno silenziata, fatto sta che ho il ricordo di questo suono sgradevole nelle mie orecchie.


Aerosol


Indossavo la mascherina e dentro la mascherina respiravo profondamente.


Respiro profondo


E l’aerosol.


Aerosol


Un’ora al giorno, a volte due, spesso dopo l’ora di cena, prima di andare a dormire.

Fermo, immobile.


Respiro profondo, aerosol


Per un’ora.


Respiro profondo, aerosol


Una noia.

E non potevo uscire a giocare, perché se uscivo mi ammalavo e mi facevo dalle due alle tre settimane a letto con la febbre alta e scompensi respiratori. E due ore al giorno di aerosol.


Aerosol lungo


Così passavo molto tempo davanti al televisore.

Cartoni animati, partite di calcio, incontri di wrestling tra Hulk Hogan e Andre The Giant e film. I film di guerra americani mi sono rimasti impressi perché non capivo come mai, a tremila metri d’altezza, i piloti dei caccia fossero costretti a fare l’aerosol.

Se hai l’asma non fai il pilota di caccia. Vai a pesca, scrivi lettere, costruisci un plastico con sopra una ferrovia e due piccole città come mio papà. Non vai a cacciare i russi dall'Afghanistan. Perché se poi i russi ti fanno cadere l’aereo, sei scemo tu che sei andato in guerra con l’asma.

Io non volevo finire scemo come quelli lì e allora giù con l’aerosol, un’ora al giorno, di slancio.


Aerosol


Mamma, stasera no, ti prego! Per favore, mamma!


Aerosol

Piange

Aerosol

Piange ancora

Aerosol lungo


Una notte.

Una notte mi sveglio con un cappio stretto al collo.

Cerco di allentare la corda, ma la corda non c’è perché il nodo è all’interno della gola.


Respiro asmatico


Avevo tre, quattro anni e dormivo nel letto con i miei, tra i miei, proprio in mezzo a loro.


Respiro asmatico


Provo a chiamare mamma e papà, ma loro non riescono a sentirmi. Le lacrime escono, spingendosi l’un l’altra giù dagli occhi.


Respiro asmatico


Ho tre, quattro anni. Sto morendo e sono solo.


Respiro asmatico lungo e fine


Spasmi.

Iniziano con un tremolio leggero.

Coinvolgono braccia e gambe ma il busto no, il busto è troppo pesante, impegnato com'è a cercare aria. Il busto ha già il suo da fare e bisogna avere pazienza, aspettare il momento in cui la mancanza d’ossigeno manda braccia e gambe a menare il vuoto.

Quel momento in cui i miei occhi sono rossi, la pelle cianotica e il mondo ha colori diversi, fatti di lacrime.

È quello il momento in cui un calcio va a svegliare mia madre, che sveglia mio padre, che sveglia la guardia medica, il pediatra e il presidente della locale tifoseria del Napoli per avvertirlo che l’unico degno erede di Diego Armando Maradona potrebbe non calcare mai i campi da gioco.

Io mi fermo qua.

Questo è tutto quel che so di quella notte. Ho qualche ricordo confuso dei soccorsi, del trasporto in barella, ma niente di più.

Non so cosa sia successo nei giorni seguenti, immagino mi abbiano dimesso e rimandato a casa.

Alle ragazze piace quando racconto le volte in cui ho rischiato di morire, ma questa storia la racconto solo ad alcune ragazze.

A nessuna di loro ho mai detto che a volte mi sento ancora come quella notte.


Respiro asmatico


Ho tre, quattro anni.

Sono senza respiro e non riesco a chiedere aiuto.

Immagine di copertina di Paola Ortolani,

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